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S.n.C., IL TRASFERIMENTO DELLA QUOTA SOCIALE (SECONDA PARTE)

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Ma il socio che trasferisce la propria quota è liberato dalle obbligazioni sociali?

Può il socio essere chiamato a rispondere dei debiti della società una volta trasferita la quota ad altro socio o ad altra persona?

Ebbene, la prima sezione della Cassazione civile con sentenza n.5479 del 04/06/1999 ha stabilito il principio secondo cui " La cessione della quota di S.n.c., ove non rimanga limitata ai rapporti "inter partes", ma trovi il consenso unanime occorrente per la variazione della compagine sociale con il subingresso del cessionario al cedente, segna il perfezionarsi del recesso di quest'ultimo e la sua soggezione alla responsabilità delineata dall'art. 2290 c.c. per le obbligazioni sociali", laddove l'art. 2290 c.c. testualmente recita: " Nei casi in cui il rapporto sociale si scioglie limitatamente a un socio, questi o i suoi eredi sono responsabili verso i terzi per le obbligazioni sociali, fino al giorno in cui si verifica lo scioglimento. [II]. Lo scioglimento deve essere portato a conoscenza dei terzi con mezzi idonei; in mancanza non è opponibile ai terzi che lo hanno senza colpa ignorato."
Quel che rileva è pertanto la data in cui l'atto di trasferimento sia stato portato a conoscenza dei terzi con mezzi idonei, laddove per l'idoneità del mezzo di pubblicità si rinvia a quanto prescritto dall'art. 2300 c.c. il quale testualmente recita: [I]. Gli amministratori devono richiedere nel termine di trenta giorni all'ufficio del registro delle imprese l'iscrizione delle modificazioni dell'atto costitutivo e degli altri fatti relativi alla società, dei quali è obbligatoria l'iscrizione [III]. Le modificazioni dell'atto costitutivo, finché non sono iscritte, non sono opponibili ai terzi, a meno che si provi che questi ne erano a conoscenza

In conclusione possiamo quindi distinguere i debiti sociali in due categorie: quelli anteriori al trasferimento della quota, dei quali il socio uscente risponderà sempre di fronte ai rispettivi creditori, ed i debiti sociali successivi al trasferimento della quota, dei quali il socio uscente non potrà essere chiamato a risponderne se il suo recesso è stato portato a conoscenza dei terzi per il tramite della giusta e corrispondente annotazione nel registro delle imprese. In caso contrario, e cioè in caso di mancata idonea pubblicità del trasferimento, egli socio uscente ben potrà essere chiamato a rispondere anche dei debiti sociali sorti successivamente al trasferimento della quota; tuttavia in tale eventualità il socio uscente, dopo aver estinto le dette passività potrà rivalersi sulla società e sugli altri soci, sempre che questi siano solvibili.

Quanto detto vale per il socio che trasferisce la propria quota, ossia, per il socio cedente.

Quali invece i principi che disciplinano la responsabilità del neo-socio, cioè, del socio cessionario?

A tal riguardo si ricorda che l'art.2269 c.c. stabilisce che chi entra a far parte di una società già costituita risponde con gli altri soci per le obbligazioni sociali anteriori all'acquisto della qualità di socio: perciò il socio che cede, in caso di mancata liberazione da parte degli altri soci, è ancora responsabile delle operazioni compiute prima della cessione, anche se nei rapporti tra i soci tale responsabilità può essere limitata. In ogni caso, comunque, la responsabilità del cedente è di grado successivo rispetto a quello del cessionario. Infine va spesa qualche parola per ciò che concerne la forma del contratto di trasferimento delle quote.

All'uopo è opportuno precisare che poichè siffatta operazione comporta una modifica del contratto sociale, essa richiede o una scrittura privata con firme autenticate ovvero l'atto pubblico. D'altro canto la forma non è richiesta a pena di validità del contratto, ma solo ai fini della prova dello stesso.

Nel caso di annullamento della cessione, lo stesso ha effetto tra le parti, verso gli altri soci e la società. L'annullamento è opponibile anche nei confronti dei creditori sociali i quali "non possono invocare l'affidamento determinato dall'apparente qualità di socio del cessionario, e pretendere di renderne operante la responsabilità sussidiaria per le obbligazioni sociali, dato che l'affidamento deve risalire a un fatto o a un atto liberamente voluto".

In conclusione è bene precisare che per "trasferimento" non ci si riferisce solo alla cessione della quota sia essa per atto tra vivi sia per atto mortis causa, ma anche alla costituzione di diritti reali sulle quote stesse, come il pegno e l'usufrutto, quindi anche in queste situazioni sarà necessario il consenso unanime dei soci. In particolare l'usufruttuario risponde illimitatamente per i debiti sociali contratti durante l'esercizio del diritto reale, e non per quelli sorti anteriormente; inoltre, in caso di fallimento della società, l'usufruttuario non è assoggettabile al fallimento personale.

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