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Quando il consiglio di amministrazione della societā cade in inferioritā numerica

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DIRITTO BELGA 

 Quando il consiglio di amministrazione della società cade in inferiorità numerica

1. Introduzione
Ai sensi dell'articolo 518, § 1 del codice delle società, una società deve avere almeno tre amministratori, salvo il caso in cui ci sono solo due soci, nel qual caso ben potranno esservi solo due amministratori .
Ma cosa succede se il numero dei consiglieri scende al di sotto del minimo legale?
2. La riduzione del numero degli amministratori al di sotto del minimo legale
In pratica il numero degli amministratori può essere ridotto ad un numero inferiore al minimo legale in tre distinti casi: quando uno degli amministratori si dimette; quando un amministratore giunge alla fine del suo mandato senza che venga immediatamente sostituito; quando un amministratore muore o viene dichiarato fallito.
2.1. Dimissioni
Di regola, un amministratore può rassegnare le proprie dimissioni in qualsiasi momento.
Ma tali dimissioni non possono essere rassegnate senza che siano precedute da un congruo preavviso, in assenza del quale l'amministratore dimissionario potrebbe vedersi esposto ad azioni risarcitorie da parte della società.
L' amministratore pertanto ci ripenserà due volte prima ancora di dimettersi per mero capriccio.
Nell'ipotesi in cui l'amministratore volesse dimostrare il suo disaccordo con il resto del consiglio di amministrazione, invece di dimettersi, potrà dissociarsi dalle decisioni adottate dal C.d.A., come consentitogli dall'articolo 528, comma 2 del Codice delle società.
Inoltre, alcuni autori sostengono che "le dimissioni improvvise possono essere considerate inefficaci, di modo che il consiglio di amministrazione resti al completo".
Inoltre, il principio di buona fede impone all'amministratore dimissionario " di restare in carica fino alla sua sostituzione e di partecipare agli affari correnti (...) se gli interessi della società lo richiedono" ovvero, nel caso in cui, in sua  assenza, "la società non sarebbe in grado di funzionare".

Infine, l'articolo 519 del Code delle società stabilisce che in caso di vacanza di un amministratore, i restanti amministratori possono cooptare un nuovo consigliere che resterà in carica fino alla prossima assemblea per approvare formalmente la sua nomina ( fatte salve eventuali disposizione contrarie dell'atto costitutivo).
Va tuttavia evidenziato che qualora ci si ritrovi dinanzi ad unico amministratore, il consiglio di amministrazione non sarà più un organo collegale e non potrà di conseguenza cooptare un nuovo amministratore.
Dunque, minaccia di risarcimento danni, dimissioni inefficaci, esercizio provvisorio, cooptazione del consiglio di amministrazione: l'arsenale delle misure di cui sopra sembra sufficiente per evitare alla società una situazione di stallo.

2.2. La fine del mandato

Anche in ragione del principio di buona fede, qualora il mandato di un amministratore "giunga alla sua naturale conclusione, per la scadenza del termine legale o convenzionale, l'amministratore conserverà, fino a quando non sarà sostituito, il potere/dovere di rappresentare la società (art. 1991 cpv. 2, 228 e 229 del Codice Civile)" .
In tal caso, non vi sarà alcuna immediata riduzione del numero degli amministratori al di sotto del minimo legale.

2.3. La morte o il fallimento dell'amministratore

Il mandato è un contratto "a titolo personale." Inoltre, la morte del procuratore pone automaticamente fine al mandato.
In questo caso, appare ovvio che non si potrà agire per il risarcimento dei danni nei confronti degli eredi (o del curatore in caso di fallimento dell'amministratore), né tanto meno per obbligarli a restare in carica in luogo dell'amministratore defunto o fallito, fino alla nomina di altro amministratore.
Resta la possibilità della cooptazione di altro amministratore, purché nel consiglio siano rimasti almeno due amministratori.
Ma cosa può fare l'amministratore che resta l'unico consigliere dopo la morte (o il fallimento) dell'altro amministratore?
Egli non potrà convocare l'assemblea generale per incaricarla di nominare nuovi amministratori.
Questa è infatti una competenza che appartiene al solo consiglio di amministrazione e non al singolo amministratore.
Tuttavia nell'ipotesi in cui siano stati nominati dei commissari, spetterà ad essi convocare l'assemblea.

In caso di morte dell'amministratore, l'articolo 2010 del codice civile impone ai suoi eredi ( o al curatore in caso di fallimento dell'amministratore) di fare tutto il necessario per gli interessi della società fin tanto che le circostanze lo richiedano Questo "dovere di perseveranza " è limitato agli atti urgenti e necessari richieste dalle circostanze ".

Non sarà dunque possibile, sulla base del detto principio, richiedere agli eredi del defunto amministratore o al curatore dell'amministratore fallito, di curare gli affari quotidiani della società.
Per contro, sembra che l'amministratore restante possa richiedere agli eredi superstiti di partecipare ad un consiglio di amministrazione per ivi decidere di convocare un'assemblea generale affinché la medesima provveda a nominare nuovi amministratori.

3. Conseguenze in caso di CdA incompleto
Quando il CdA è incompleto, la parte interessata (il restante C.d.A., gli azionisti, i creditori, i lavoratori, ecc.) potrà chiedere al Presidente del Tribunale del Commercio di nominare un amministratore provvisorio affinché il C.d.A. convochi l'assemblea generale dei soci per procedere alla nomina dei nuovi amministratori.
Fintanto che il Consiglio di Amministrazione non sia stato ricostituito, esso non potrà agire quale organo sociale.
Detto in termini concreti,  la società non potrà far quasi più niente.
Tale eventualità potrebbe causare problemi cruciali per la società, come quando ad esempio si tratterà di licenziare un lavoratore per giusta causa, oppure di intraprendere tempestive azioni legali ovvero di richiedere il rinnovo del contratto di locazione commerciale.
In tali casi l'amministratore potrebbe agire, sostituendosi al C.d.A., sotto la copertura della "gestione di affari altrui".
Ma il ricorso a tale rimedio giuridico andrà operato con la massima cautela,  data la complessità dello stesso ed i rischi ad esso sottesi e ricadenti in capo all'amministratore medesimo.



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Thierry Corbeel

 

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A = disponibile per la traduzione
T = tradotto e disponibile per la revisione
TR = tradotto e revisionato
OT = in traduzione
OR = in revisione
M = articolo in madrelingua


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